... mi vergognerei.
Mi è venuto lo sconforto al pemsiero dei miei viaggi e non me la sento di continuare.
Stendo un pietoso velo, mi tolgo la maschera e vado a letto...
notte
Lagiulina
lunedì 23 luglio 2012
giovedì 24 maggio 2012
Perchè?
Non ho un marito.
Non ne volevo uno.
Non sono fidanzata.
Non voglio esserlo.
Non ho amanti.
E nemmeno me ne importa un fico secco.
Ma nessuno ci prova con me e invece sarebbe carino che qualcuno avesse la decenza di provarci DOPO AVERMI CONOSCIUTO.
Prima sono capaci tutti.
Perchè?
Appurato che non sono un cesso, non sono appiciccosa, non cerco marito, non voglio figli, non rompo troppo i maroni, la faccio nella mia lettiera e non voglio dormire a casa di nessuno se non la mia...
PERCHE?
Sono una donna curiosa
LaGiulina
Non ne volevo uno.
Non sono fidanzata.
Non voglio esserlo.
Non ho amanti.
E nemmeno me ne importa un fico secco.
Ma nessuno ci prova con me e invece sarebbe carino che qualcuno avesse la decenza di provarci DOPO AVERMI CONOSCIUTO.
Prima sono capaci tutti.
Perchè?
Appurato che non sono un cesso, non sono appiciccosa, non cerco marito, non voglio figli, non rompo troppo i maroni, la faccio nella mia lettiera e non voglio dormire a casa di nessuno se non la mia...
PERCHE?
Sono una donna curiosa
LaGiulina
Faccio paura.
Che noia.
Io faccio paura.
Io faccio paura.
Certo, faccio paura la mattina prima del restauro.
Ca va sans dire.
Faccio paura a mia madre che non sa come gestirmi.
Beh, dopo 40 anni, più che paura le causo orticaria e non ne becca una. (Meno male che nel contempo le regalo anche del collagene, così almeno le curo la pelle rovinata da tanta oricaria)
Faccio paura ai miei clienti che cercano di non farmi arrabbiare.
Faccio paura al maschio italico perchè sono alta, decisa e piena di energia.
Faccio paura al maschio italico perchè sono alta, decisa e piena di energia.
Faccio paura alle commesse che mi assecondano.
Faccio paura al customer care della Apple e di Groupon perchè ho sempre ragione io.
Faccio paura ai maleducati perché li sfotto e divento peggio di loro.
Faccio paura agli uomini... Fanno di tutto per conoscermi, poi appurato che sono meno facile che all'apparenza, spariscono.
Paura di chiedere di più? Sciocchini. Basterebbe chiedere. Magari la risposta vi stupirebbe. CHEDDUPALLECHESIETE.
Paura di chiedere di più? Sciocchini. Basterebbe chiedere. Magari la risposta vi stupirebbe. CHEDDUPALLECHESIETE.
Faccio paura ai colleghi perché mi incazzo alla velocità del puma che ha adocchiato la preda (e non è bello, lo so)
Faccio paura alle dipendenti della posta perché se si fanno i fatti loro alzo il sopracciglio.
Faccio paura alle altre mamme perchè non sono come loro
Faccio paura alle altre donne perchè sono meno stronza di loro.
Faccio paura ai capi perchè voglio sempre fare di più e devono legarmi.
Penserete: miiii questa deve essere un'Erinni.
NO.
Io non urlo. (Ovvero, non sempre sempre).
Io inarco il sopracciglio.
Io non sbraito.
Io ti fisso da dietro gli occhialoni da sole e ti giudico. Male.
Io ti fisso da dietro gli occhialoni da sole e ti giudico. Male.
Io fulmino se sento una bestemmia.
E fulmino spesso, soprattutto in Toscana.
Io apro bocca e colpisco lì, proprio dove vi fa male. Coincidenza?
E fulmino spesso, soprattutto in Toscana.
Io apro bocca e colpisco lì, proprio dove vi fa male. Coincidenza?
Beh, forse sotto non faccio paura. Rompo solo i maroni.
Comunque è una gran seccatura.
Giulina (la tremenda)
Ps: c'e' qualcuno che mi insegni a sbattere le ciglia e che mi dia ripetizioni serali? Io detesto fare paura. Io sono buona.
domenica 4 marzo 2012
Elogio delle piccole cose
Io sono una persona felice.
Mavvaffanculo, direte voi.
Ma se sono felice io, potete farcela anche voi, aggiungo io.
Sarà, direte voi.
Zitti e leggete.
Ok, sono nata a Siena in una famiglia di "bipolari", ma benestanti.
Ok, Siena non fa proprio schifo schifo, se ci passi i tuoi primi 20 anni.
Ok, a casa mia la cultura è la cosa più importante, insieme all’onestà e alla correttezza.
Ok, mi hanno sempre fatto fare quello che volevo io, anche perché essendo io una secchiona clamorosa, volevo delle cose accettabili anche da parte della mia famiglia. Vale a dire: non volevo certo diventare un’indossatrice, dato che avevo un culo che faceva provincia, e i brufoli.
Io volevo studiare lingue e diventare interprete. Accettabile anche per i miei. Ho deciso a 5 anni che volevo studiare lingue e lingue ho studiato.
Ok, non è da tutti avere una visione così nitida delle cose, per cui segnatevi sul vostro foglio:
A) avere una visione il più possibile nitida dei nostri limiti e delle nostre forze.
In pratica fatevi una bella SWAT analisi delle vostre personcine.
Ok, io ce l’ho fatta: la Scuola Interpreti è dura, abbiamo iniziato in 60, abbiamo finito in poche, e io ero una di quelle.
Ok, ho avuto una famiglia che mi ha permesso di fare una scuola privata.
Ma segnatevi sul foglio:
B) ho sputato sangue! Non uscivo mai, non sono andata alle feste se non il sabato, ho studiato 18 ore al giorno per tutto il liceo e l’università (da qui il culo ampio), ho lavorato nel we e l’ultimo anno anche dopo cena per comprarmi delle cose che volevo (o per pagarmi le multe di quella razzo di macchina che posteggiavo sempre di m***a), sapendo che a casa mi avrebbero fatto una risata in faccia se avessi chiesto altri soldi
OK, ero anche belloccia, a parte il culo, per cui un lavoretto da hostess o da barista non me lo ha mai negato nessuno.
Si però, cari miei detrattori, le cose bisogna volerle da matti. Nessuno ti regala niente.
Ok, diciamo che la base mia era buona, altri hanno avuto meno. Vero.
Ma bisogna un pochino anche sforzarsi…
Tipo non accontentarsi. Ho preso una seconda laurea, dato che la Scuola Interpreti mi aveva ricambiato con un diploma e basta, orrore. A casa mia sono laureate anche le mattonelle del bagno, stirazzi se mi bastava un diploma.
Poi ho cambiato lavoro, e cambiato lavoro, e cambiato lavoro e cambiato lavoro… credo che l’ufficio del personale di ogni bella azienda italiana di moda abbia almeno 46 versioni del mio curriculum vitae. Ovviamente ho lavorato solo per quelle aziende per le quali non ho mai speso un secondo del mio tempo per mandare il cv, ma va bene ugualmente
OK, ho avuto culo (in tutti i sensi), altri ne hanno meno.
Certo però che sei stai chiuso nella tua cameretta a sognare senza muovere un dito…
Comunque sia.
A 40 anni (si, perché io ormai ho 40 anni per il resto della mia vita, per cui rassegnatevi, la mia età vera la sa solo la mi mamma, se si concentra un filino) ho il lavoro che voglio. Certo, vorrei guadagnare il triplo, chi non lo vorrebbe, ma lavoro come dove e quando voglio io (cioè sempre, ma questi sono inutili dettagli).
Dopo un numero all’ennesima potenza di storie sentimentali terrificanti, che definirei più che altro cialtronerie sentimentali, a parte un paio, ho totalmente rinunciato a trovare l’anima gemella. Non so se esiste, io di certo non la cerco più e, simpaticamente, me ne sbatto. Lei si fa i fatti suoi, io mi faccio i miei.
Me li faccio talmente tanto che ho un bambino DIVINO MERAVIGLIOSO FANTASTICO BELLISSIMO GANZISSIMO INTELLIGENTISSIMO a mamma, nato assolutamente per caso dall’unione brevissima con un uomo meraviglioso che adoro e stimo, ma che è un filino sposato. Con un’altra, è ovvio. Non mi rompete i maroni con le vostre pruderie bigotte, perché anche io ci ho messo circa 4 anni di analisi per scrivere la frase di cui sopra senza vergognarmi, per cui ora non starò più a massacrarmi per quanto accaduto.
Io sono stata corretta con lui, lui è corretto con noi. Io amo e cresco suo figlio, lui mi aiuta come può, sperando un domani di fare chiarezza e di far vivere mio figlio il più possibile con il padre che adora, ricambiato.
OK, siamo d’accordo, mi merito tutte le offese che vorrete inviarmi, ma la vita non sempre va secondo il foglio di excel che mi porto costantemente dietro, qualche volta bisogna improvvisare.
E quindi scrivete nel vostro foglietto:
C) siate pronti e flessibili, i programmi cambiano e non potete ignorarlo.
Sono felice. Mi bastano poche cose piccole, e non è retorica.
Mi basta sapere che mio figlio sta bene.
Mi basta essere in armonia con quella rospa della mi mamma e con quel burbero del mi babbo.
Mi basta sapere che ho tre fratelli che adoro e che sono sempre pronti ad aiutarmi, e io loro.
Mi basta il sole.
Mi basta non essere troppo invidiata da persone piccole piccole.
Mi basta un grazie, ogni tanto.
Mi basta il sorriso delle persone a cui cambio la giornata con un piccolo gesto.
Mi basta la ricchezza degli amici che ho, un messaggino e sono sempre pronti ad aiutarmi. (Sono fortunata, è vero, ma chiedetevi anche quante volte mi sono sbattuta io per aiutare loro)
Mi basta il fioricino che mio figlio mi porta quando va a fare una passeggiata con i nonni.
Mi basta guardarmi allo specchio e piacermi, per sentirmi bella.
Mi basta un "brava" ogni tanto per sentirmi utile.
Mi basta un “Mamma ti amo” per capire che ho fatto la scelta giusta.
Mi basta un “Giulia, che ne pensi?” che capire che ho scelto il cammino giusto.
Mi basta lo sguardo di un uomo per strada per sentirmi donna.
Mi basta il sorriso della mia analista per capire che il peggio è passato.
Mi basta la commozione dei nonni che mi restano per guardare al passato con amore.
Mi basta una parola di stima per capire che il futuro non è poi così critico.
Mi basta una pacca sulle spalle per capire che il presente è ancora una volta dalla mia parte.
Mi basta il mare, e non quello delle Maldive, per essere ricca dentro.
Mi basta un acquisto tra le bancarelle per capire che non ho più bisogno della Birkin, che cmq sognavo e mi sono comprata, dopo anni di duro lavoro, e molto prima di capire che l’Italia sarebbe andata a rotoli.
Mi basta farmi la piega dai cinesi per sentirmi presentabile fuori, perché dentro lo sono sempre stata, eccome. Bastava crederci un pochino.
Ok, avete ragione, io ho tanto, ho avuto tanto. Ma il tanto che ho ora è solo direttamente proporzionale a quello che volevo e a quanto mi sono adoperata per averlo.
La vita è la fuori: muovete il culo. Lamentarsi e basta non serve.
Grazie GiuliaGrande per avere imparato a dare retta alla Giulina che è dentro di te e vuole essere felice, ogni giorno, con poco.
LaGiulinafelice
domenica 26 febbraio 2012
La Magnifica Stronza (cit)
Sono una donna libera. Single, moderna, allegra, solare. Sono pure niente male, meglio ora che a 20 anni. Però bigotta. Terribilmente vecchio stile e bigotta. Oserei dire atavica.
E vi spiego il perché: sedetevi e prendete appunti, maschi sotto i 60 e donne sotto i 30.
La donna è donna e il maschio è maschio, anche se gradirei non puzzasse.
Vale a dire: ci tengo ai ruoli. Io sarò pure Jane, ma tu sei Tarzan, cacchio. Io non ti chiamo, bbbello, io non ti cerco, io non ti assillo, io non faccio a botte per te, caro maschio, italico e non.
Insomma, se mi piaci, faccio cadere il fazzoletto di seta e mi aspetto che tu lo raccolga.
Come dici?
In giro ce ne sono tante e non me la devo tirare? Ottimo, passa pure alla prossima, tesoro.
Perché fare a piedi 5 piani di scale se al piano terra ci si arriva senza stancarsi?
In giro ce ne sono tante e non me la devo tirare? Ottimo, passa pure alla prossima, tesoro.
Perché fare a piedi 5 piani di scale se al piano terra ci si arriva senza stancarsi?
Perché prendere la scala e cogliere le mele più alte, se quelle che ti cadono praticamente tra le mani vanno bene comunque?
Accomodati pure, caro bello. Peccato ti faccia impazzire il fatto che tu, a me, non piaccia come a tutte le altre.
Accomodati pure, caro bello. Peccato ti faccia impazzire il fatto che tu, a me, non piaccia come a tutte le altre.
Ho un meraviglioso bambino e zero maschi tra le palle che abbiano più di 4 e mezzo anni (familiari esclusi). Potrei uscire con chi voglio, potrei concedermi a chi voglio. Non perché sia una figa stratosferica, io, ma perché me lo hai insegnato tu che se una donna cerca rogna la trova facilmente.
Ma chi se ne frega della morale, e poi quale morale, che in giro c'e' un puttanaio inaudito?
Ma io no, io faccio la sofisticata, faccio la snob, faccio quella che se la tira. Meglio in casa sul divano col pigiama antitrombo che a giro con qualche maschio. E non è una strategia. Io sto proprio meglio così. Perchè pagare una tata se devo annoiarmi in giro con uno che non sa dire due cose interessanti messe in croce?
Ma io no, io faccio la sofisticata, faccio la snob, faccio quella che se la tira. Meglio in casa sul divano col pigiama antitrombo che a giro con qualche maschio. E non è una strategia. Io sto proprio meglio così. Perchè pagare una tata se devo annoiarmi in giro con uno che non sa dire due cose interessanti messe in croce?
Pare non vada bene, pare che una donna sola non sia completa. Pare che come faccio io sia sprecare la vita. Pare, addirittura, che ora il Governo Monti voglia mettere una tassa sul didietro troppo appoggiato sul divano.
Come direbbe la mia adorata amica Sonia, “Giulina, 40 anni sono troppi per concedersi al quinto appuntamento”.
Ok, cercherò di rivedere velocemente le priorità della vita. Ma non stasera, dai. Il mese prossimo.
Insomma, sono un po' pirla. Ma a me fa fatica uscire con il primo che passa, mi annoio a morte.
Insomma, sono un po' pirla. Ma a me fa fatica uscire con il primo che passa, mi annoio a morte.
- E chissenefrega se è un figo della madonna. Io mi annoio.
- E chissenefrega se è milionario in euro. Io mi annoio.
- Il poeta maledetto? Superato e noioso, quella complicata sono io, non mi va di uscire con il manuale in borsa “Capire il maschio in 7 mosse”. No, grazie, che noia!
- Il patetico bisognoso? Anche no, la mamma la faccio già 365 giorni all’anno e per uno che mi interessa più di te
- Il supereroe muscoloso? Volgave, volgavissimo
- Il grafico frustrato perché non è art director? Aria, evapora, già dato. Torna dopo che avrai salvato vite umane
- Il vedovo inconsolabile? Che si paghi l’analista e elabori il lutto in un contesto più appropriato
- L’imprenditore stressato? No grazie, tesoro, da te voglio solo uno stipendio mensile come tua consulente, perché se sei stressato, evidentemente, ti manca una valida collaboratrice
- Il divorziato incazzato nero che ti racconta tutto delle mogli precedenti? Nooooo, se voglio pensare alla Galleria degli Orrori mi basta riguardare le foto dei miei ex
- L’artista incompreso? Nada de nada, la consulente la faccio per lavoro
- Il giornalista malpagato che si sente Indro Montanelli? No grazie, amavo Indro, le brutte copie non mi interessano
- Il sinistrorso da centro sociale? Non perdo tempo nemmeno a spiegare che grande uomo sia stato, per me, Giorgio Almirante.
- Il leghista celodurista? Che si vanti con una del Sud. Io so di Siena e me ne vanto
- Il fascistoide revisionista storico secondo cui i campi di concentramento non sono mai esisiti? Generalmente vado in bagno, vomito, scappo dalla finestra per poi cambiare numero di telefono
- Il famoso "Tu non sai chi sono io"? Tesoro, sono talmente innamorata di me stessa che non ti vedo proprio, anzi, scusa scappo che entro in un CdA di fondamentale importanza
- Il medico che parla solo di malattie? No, caro, mi bastano i medici di famiglia. Se ne riparla solo se sei un chirurgo estetico e non vuoi cambiare un cm del mio corpo
- L’avvocato azzeccagarbugli che alla domanda “Tu che fai nella vita” ti segnala come stalker? Neeeeeeeext!!!
Insomma, io ho visto cose e conosciuto uomini che voi umani…
Si vede che attiro il peggio della feccia umana, si vede che me la merito.
Si vede che attiro il peggio della feccia umana, si vede che me la merito.
Scusate, ora devo andare, inizia il film e il pigiama antitrombo viene richiamato automaticamente dai cuscini del divano.
Domani è un altro giorno, domani esco con qualcuno, giuro. Tata, tieniti libera.
Oggi no, mi annoio troppo.
Baci
LaGiulinaZitellinaFelicina
mercoledì 23 novembre 2011
Io "intollero"
Che io fossi intollerante lo sapevo, basta contare quanto volte al giorno sbuffo, aggrotto le sopracciglia o alzo gli occhi al cielo! In pratica "faccio le facce". Se lavorassi per RAI 1 sarei a casa già da un bel pezzo ;)
Ma che io fossi VERAMENTE INTOLLERANTE a molti alimenti l'ho scoperto solo da poco, grazie a una superdottoressa che mi ha fatto simpatia a prima vista, nonostante mi stesse seppellendo di brutte notizie!
A lei, medico chirurgo con specializzazioni in medicina naturale, estetica e omeopatia (che ovviamente sta sulle palle sia a mia mamma che a mio babbo), parlando di collagene e acne, è venuto in mente che i brufoletti (eufemismo) che ogni tanto ho sul collo e intorno alla bocca, all'alba dei miei 40 anni, non siano di natura ormonale, ma causati da cibo che per il mio organismo e' tossico.
Da vegetariana convinta, mi sono sottoposta al test per le intolleranze alimentari con la spavalderia e l'incoscienza di chi si aspetta di sapere tutto. Orrida sbruffona, ero convinta che la dottoressa mi dicesse: "Grillina, ha ragione a essere vegetariana, il suo corpo repelle carne e pesce". E invece no, cara bella, il tuo corpo repelle esattamente ciò che a te piace di più. Ha fottutamente ragione Angelina Jolie in Pitt ( forse) a tatuarselo sul corpo. Quod me nutruit me destruit. Cazzarola. Dovrei forse aggiungere un tatuaggio anche io, ai 9 che ho già.
Olio di oliva? Ti piace?
Ora faresti meglio a parlarne al passato, cara.
Olive? Come sopra, bbbella.
Latticini e derivati? Raus....
Olive? Come sopra, bbbella.
Latticini e derivati? Raus....
Se fai la brava puoi, ogni tanto, buttarti su bufala e ricotta, ma di capra, NON di mucca. Porca vacca, è il caso di dirlo. oppure Vacca boia...
Pomodori? Nein
Quindi pizza? Storazzo
Pane? Pasta? Ahahahahahhaha, cabarettista.
Pomodori? Nein
Quindi pizza? Storazzo
Pane? Pasta? Ahahahahahhaha, cabarettista.
Sono intollerante al grano, poccattroia (detto alla Antonio Albanese che fa il foggiano)… e la brioches alla mattina, e il cappuccino???? Si può portare il latte di soia nooooooo il latte di soia no, che sei intollerante... insomma il latte di mais o di riso al bar e loro ti fanno un cappuccino ad hoc per te… mavvaffanculo, era l'unica cosa bella della giornata.
Mele? No
Fragole? No
Pesche? No
Angurie? No
Pesche? No
Angurie? No
Lattuga? No
Gelato? No
Cavolo? NO (emmenomale)
L’ho presa però come una sfida. E’ banale mangiare tutto quello che mangiano gli altri ! Si tratta solamente di sostituire gli alimenti “tossici” con dei similari non tossici… chissà, potrei scoprire cose interessanti. Alla fine, se ci pensate, vale anche per gli uomini: se riesco a sostituire gli alimenti tossici con quelli atossici riuscirò sicuramente a sostituire anche gli uomini nocivi con quelli salutari (sempre ce ne siano in natura).
Insomma, devo stare un mese senza gli alimenti intossicanti, poi, dopo un secondo controllo, lentamente potrò re-inserire alcuni cibi. Spero tocchi alla mozzarella e al grano e all’olio di oliva…
Non oso chiedere alla dottoressa di mangiare il burro di arachidi, quello lo trovo un filino difficile…
Certo, pensate che figata se mi dicesse: Bella, dopo analisi accurate mi risulta che lei possa vivere solo di pizza, pistacchi, fonzies, burro di arachidi e dulce de leche…
Ahhh il paradiso in terra...
Meno male non sono intollerante al collagene, troppi drammi insieme non potrei reggerli!
Buonanotte dalla Vostra Giulina Intollerante
mercoledì 5 ottobre 2011
In fiera
Con le fiere ho un rapporto di amore barra odio.
Odio, perché nella loro crudezza commerciale e consumistica (io espongo ed e' ovvio che voglio che tu guardi e compri - tu visiti e decidi se apprezzare quindi comprare il mio lavoro di mesi) sono volgarissime, da un punto di vista meramente artistico. Tutto e' ovviamente finalizzato alla vendita. Non ci sono scopi artistici, o sociali, o benèfici che tengano. Io lavoro tu compri io guadagno tu rivendi tu guadagni poi ritorni mi ricompri io riguadagno tu mi riacquisti poi rivendi poi guadagni... Insomma, una mostra d'arte e' altro. Ma bisogna pur mangiare, tutti i giorni, anche 4 volte, e dare da mangiare. Quindi vada per le fiere.
Poi c'e fiera e fiera, banalmente. Sicuramente quella del bullone mi attira molto, ma molto meno di Baselworld, che e' la fiera dell'orologeria più importante al mondo. Ed e' bellissima!
Amore, perché nonostante la repulsione e i giuramenti cone me stessa di cambiare lavoro, io le frequento da una vita: come espositore, come pr, come visitatrice, come organizzatrice... Insomma mi danno da mangiare da almeno 20 anni.
In fiera, se va tutto bene, si lavora come pazzi senza interruzioni. Anche se non ci sono visitatori allo stand non ci si allontana quasi mai: vivi nell'ansia che possa arrivare IL cliente o IL giornalista e che tu non sia li a fare la tua belle figura e a vendere, prodotti, o informazioni. Oppure che se ti distrai ti fottano qualcosa: la borsa, un oggetto esposto, il cliente stesso medesimo (le pr competitor che si prostituiscono in fiera sono numerosissime).
Ma se la fiera è moscia (termine tecnico) allora sono plurime le attività che uno/una può intraprendere!!
Puoi per esempio lamentarti tutto il tempo e guardare in continuazione l'orologio non vedendo l'ora di arrivare a casa per toglierti le maledette scarpe che hai scelto la mattina come un'idiota sperando di beccare (pivella).
Oppure puoi portarti delle ballerine di ricambio (consiglio quelle di Roger Vivier, checché ne dica il mio calzolaio, altre belle in giro, a mio parere, non ve ne sono) e utilizzare il tuo tempo per:
a) flirtare con i ragazzi dello stand accanto. Non porta a niente se non a una notte di sesso. Attività personalmente sconsigliata perché se non dormi bene le tue otto ore, il giorno dopo sei un cesso, lavori male e nessuno ti conferma per la fiera successiva
b) cercare nuovi clienti. Io lo faccio sempre ed è divertente e produttivo. Non dico mai a nessuno quale sia il mio ruolo, ma tengo i biglietti da visita e cerco di sembrare professionale e produttiva, perché nella vita non si sa mai. Senza prostituirsi e senza fottere i clienti alle altre. Se sei brava e fai bene il tuo lavoro, nessuna consulente della comunicazione di passaggio ti porterà via mai niente!
c) controllare lo stand dei competitor. Molto utile e interessante per imparare, crescere e migliorare (e se il competitor paga di più why not?). Scherzo. A me non è mai successo perché professionalmente sono molto fedele (!!!) però ho visto persone lavorare per un'azienda e la fiera successiva per il nemico uhmmm qui gatta ci cova...
d) fare la lista della spesa
e) fare la lista dei regali di Natale dell'anno in corso
f) fare la lista delle priorità
g) scrivere quella mail che rimandi da troppo tempo, ormai con iPhone, blackberry, iPad non hai più scuse per non rispondere all'amica dell'università che ti ha scritto 3 settimane orsono
h) chiamare i nonni al telefono
i) scrivere un blog... Ops ...
;)
Buone fiere a tutti
Giulia
Odio, perché nella loro crudezza commerciale e consumistica (io espongo ed e' ovvio che voglio che tu guardi e compri - tu visiti e decidi se apprezzare quindi comprare il mio lavoro di mesi) sono volgarissime, da un punto di vista meramente artistico. Tutto e' ovviamente finalizzato alla vendita. Non ci sono scopi artistici, o sociali, o benèfici che tengano. Io lavoro tu compri io guadagno tu rivendi tu guadagni poi ritorni mi ricompri io riguadagno tu mi riacquisti poi rivendi poi guadagni... Insomma, una mostra d'arte e' altro. Ma bisogna pur mangiare, tutti i giorni, anche 4 volte, e dare da mangiare. Quindi vada per le fiere.
Poi c'e fiera e fiera, banalmente. Sicuramente quella del bullone mi attira molto, ma molto meno di Baselworld, che e' la fiera dell'orologeria più importante al mondo. Ed e' bellissima!
Amore, perché nonostante la repulsione e i giuramenti cone me stessa di cambiare lavoro, io le frequento da una vita: come espositore, come pr, come visitatrice, come organizzatrice... Insomma mi danno da mangiare da almeno 20 anni.
In fiera, se va tutto bene, si lavora come pazzi senza interruzioni. Anche se non ci sono visitatori allo stand non ci si allontana quasi mai: vivi nell'ansia che possa arrivare IL cliente o IL giornalista e che tu non sia li a fare la tua belle figura e a vendere, prodotti, o informazioni. Oppure che se ti distrai ti fottano qualcosa: la borsa, un oggetto esposto, il cliente stesso medesimo (le pr competitor che si prostituiscono in fiera sono numerosissime).
Ma se la fiera è moscia (termine tecnico) allora sono plurime le attività che uno/una può intraprendere!!
Puoi per esempio lamentarti tutto il tempo e guardare in continuazione l'orologio non vedendo l'ora di arrivare a casa per toglierti le maledette scarpe che hai scelto la mattina come un'idiota sperando di beccare (pivella).
Oppure puoi portarti delle ballerine di ricambio (consiglio quelle di Roger Vivier, checché ne dica il mio calzolaio, altre belle in giro, a mio parere, non ve ne sono) e utilizzare il tuo tempo per:
a) flirtare con i ragazzi dello stand accanto. Non porta a niente se non a una notte di sesso. Attività personalmente sconsigliata perché se non dormi bene le tue otto ore, il giorno dopo sei un cesso, lavori male e nessuno ti conferma per la fiera successiva
b) cercare nuovi clienti. Io lo faccio sempre ed è divertente e produttivo. Non dico mai a nessuno quale sia il mio ruolo, ma tengo i biglietti da visita e cerco di sembrare professionale e produttiva, perché nella vita non si sa mai. Senza prostituirsi e senza fottere i clienti alle altre. Se sei brava e fai bene il tuo lavoro, nessuna consulente della comunicazione di passaggio ti porterà via mai niente!
c) controllare lo stand dei competitor. Molto utile e interessante per imparare, crescere e migliorare (e se il competitor paga di più why not?). Scherzo. A me non è mai successo perché professionalmente sono molto fedele (!!!) però ho visto persone lavorare per un'azienda e la fiera successiva per il nemico uhmmm qui gatta ci cova...
d) fare la lista della spesa
e) fare la lista dei regali di Natale dell'anno in corso
f) fare la lista delle priorità
g) scrivere quella mail che rimandi da troppo tempo, ormai con iPhone, blackberry, iPad non hai più scuse per non rispondere all'amica dell'università che ti ha scritto 3 settimane orsono
h) chiamare i nonni al telefono
i) scrivere un blog... Ops ...
;)
Buone fiere a tutti
Giulia
mercoledì 7 settembre 2011
Ciambelle
Per favore, non mi fraintendete durante la lettura delle prossime boiate. E' necessario che voi colleghiate il neurone, sempre se vi va. Altrimenti leggete pure e massacratemi. Me ne farò una ragione ;)
Credo fermamente che al mondo non ci sia giustizia, che la vita sia fatta anche di dolore, che spesso sia una vera merda. Ma credo che le persone nate diciamo nell'emisfero boreale siano INDICATIVAMENTE (neurone collegato?) nate tutte con - chiamiamoli - gli stessi ingredienti per una fantastica ciambella.
Il fatto che la ciambella riesca col buco o meno dipende ESCLUSIVAMENTE da ognuno di noi!
Ok, qualcuno e' più privilegiato di altri, a qualcuno va veramente di culo, e magari manco se lo merita, qualcuno fa il furbetto, qualcuno e' distratto (diciamo così) e non si accorge delle potenzialità della propria esistenza. Qualcuno è proprio sfigato, poro nino (come dice mio figlio), e non vi e' una cippa lippa da fare.
Ma in linea di massima credo che la vita di ognuno di noi vada nella direzione giusta, cioè quella da noi fortemente desiderata, in modo proporzionale al tempo che dedichiamo alle nostre passioni, all'impegno, allo studio. In una parola alla costruzione della medesima.
Ok 1 2 3 massacratemi pure!
A me e a parecchi di coloro che mi circondano pare sia andata così. E' ovvio che sia difficile, che talvolta sputi sangue, che altre lo prendi li.... E' ovvio. Ma non fare niente, non provare nemmeno ad andare nella direzione giusta e peggio ancora, piangersi addosso senza iniziative è la cosa più sbagliata del mondo, a mio modestissimo avviso.
In poche parole io credo, parlando per motti, che volere sia sempre potere, che se non provi hai già fallito, che nessuno di noi abbia mai vinto una guerra senza dividerla in singole battaglie. Esempio cretino, scusate, e poco rispettoso di quello che purtroppo sta succedendo nel mondo, ma purtroppo calza proprio a pennello.
Detesto chi crede che tutto sia dovuto, che tutto sia sempre in discesa e (orrore) che lo insegna ai figli. Dove andiamo se ci svegliamo la mattina e iniziamo a pestare i piedi urlando voglio??? oppure "io mi aspetto che tu" - "io esigo" - "tu non sai che sono io" (e sottinteso, cosa posso ottenere io)...
Ok, ci sono le malattie. Lo so benissimo. Alcune di queste arrivano random, alla stracazzo (per usare un termine strettamente scientifico), però anche l'approccio emotivo in questi casi è fondamentale... e comunque in certi casi si può lottare per guarire o lottare per non ammalarsi... insomma non voglio essere superficiale su questo punto...
Quello che voglio dire è che c'è una speranza per tutti: basta rimboccarsi le maniche.
A mio modesto avviso.
Buonanotte.
LaGiulina
Credo fermamente che al mondo non ci sia giustizia, che la vita sia fatta anche di dolore, che spesso sia una vera merda. Ma credo che le persone nate diciamo nell'emisfero boreale siano INDICATIVAMENTE (neurone collegato?) nate tutte con - chiamiamoli - gli stessi ingredienti per una fantastica ciambella.
Il fatto che la ciambella riesca col buco o meno dipende ESCLUSIVAMENTE da ognuno di noi!
Ok, qualcuno e' più privilegiato di altri, a qualcuno va veramente di culo, e magari manco se lo merita, qualcuno fa il furbetto, qualcuno e' distratto (diciamo così) e non si accorge delle potenzialità della propria esistenza. Qualcuno è proprio sfigato, poro nino (come dice mio figlio), e non vi e' una cippa lippa da fare.
Ma in linea di massima credo che la vita di ognuno di noi vada nella direzione giusta, cioè quella da noi fortemente desiderata, in modo proporzionale al tempo che dedichiamo alle nostre passioni, all'impegno, allo studio. In una parola alla costruzione della medesima.
Ok 1 2 3 massacratemi pure!
A me e a parecchi di coloro che mi circondano pare sia andata così. E' ovvio che sia difficile, che talvolta sputi sangue, che altre lo prendi li.... E' ovvio. Ma non fare niente, non provare nemmeno ad andare nella direzione giusta e peggio ancora, piangersi addosso senza iniziative è la cosa più sbagliata del mondo, a mio modestissimo avviso.
In poche parole io credo, parlando per motti, che volere sia sempre potere, che se non provi hai già fallito, che nessuno di noi abbia mai vinto una guerra senza dividerla in singole battaglie. Esempio cretino, scusate, e poco rispettoso di quello che purtroppo sta succedendo nel mondo, ma purtroppo calza proprio a pennello.
Detesto chi crede che tutto sia dovuto, che tutto sia sempre in discesa e (orrore) che lo insegna ai figli. Dove andiamo se ci svegliamo la mattina e iniziamo a pestare i piedi urlando voglio??? oppure "io mi aspetto che tu" - "io esigo" - "tu non sai che sono io" (e sottinteso, cosa posso ottenere io)...
Ok, ci sono le malattie. Lo so benissimo. Alcune di queste arrivano random, alla stracazzo (per usare un termine strettamente scientifico), però anche l'approccio emotivo in questi casi è fondamentale... e comunque in certi casi si può lottare per guarire o lottare per non ammalarsi... insomma non voglio essere superficiale su questo punto...
Quello che voglio dire è che c'è una speranza per tutti: basta rimboccarsi le maniche.
A mio modesto avviso.
Buonanotte.
LaGiulina
lunedì 5 settembre 2011
Buoni propositi
Scusatescusatescusate, volevo veramente scrivere e tenere aggiornato il blog, giuuuuuro, ma poi ha prevalso la pigrizia, ma soprattutto la voglia di staccare veramente la spina e fare in un mese tutto quello che nei restanti 11 non è permesso o semplicemente non si fa.
Quindi:
- vacanze in un posto poco glam… non che Milano sia il nonplusultra dello chic, ma certo è la capitale della moda. Sfido chiunque a dire il contrario
- cellulare spento o meglio, posizionato nell’unico posto della casa in cui c’è campo (cioè veramente davanti a un campo verde e pieno di more con pecore pascolanti, giuro, non sfotto) ma con suoneria bassa. Alla decima chiamata richiamavo… forse
- scarpe basse. I tacchi sono rimasti a Milano (all’inizio è stata dura, ma poi c’ho fatto il callo eh eh eh)
- vestiti come capita. Quelli fighi a casa, nell’armadio di Milano. Non che andassi in giro come un cesso ambulante, ma se mi fossi fatta un colloquio di lavoro in quei giorni non mi sarei presa, non so se mi spiego (disse il paracadute)
- no make up. Si, lo so, affermazione forte. Passati i primi giorni di comprensibile nausea, poi ci si abitua. Con il vantaggio che quando poi ti trucchi di nuovo sembri una strafiga al primo passaggio di mascara (adoroooo)
- poca fissazione sulle calorie. Però nemmeno svacco totale: se vuoi un bombolone te lo spari, ma poi vai a correre, cara bbbella… mi sono spiegata.. è infatti sono tornata 58 chili esattamente come sono partita.
- Poca pierraggine. Quel tanto che basta per non fare a cazzotti coi vicini di ombrellone o per non farsi diseredare dalla mamma
- Più tempo per mio figlio: che significa più tempo per giocare ma anche più tempo per mettere nuove regole e farle rispettare (uhmmmm)
Forte di questa nuova maturità (cazzarola) mi sono proprio goduta le mie 4 settimane (cazzarola) di vacanze e sto disperatamente cercando ora di non perdere lo zen acquisito. Chi vivrà vedrà. E voi???
Validi alleati per l’inverno che arriva? Le 12 ore giornaliere di sonno accumulate, un filino di abbronzatura tanto per togliere il verde Milano (che quest'anno comunque va, oh se va) e il mio migliore amico, il collagene, che mi ha spianato la faccia e ritirato su le tette. Dio lo abbia in gloria.
C’è di peggio.
A domani, forse.
LaGiulina
lunedì 25 luglio 2011
Le parole dette
Lo so che con queste righe mi sputtanerò, ma essere una blogger e' uno sporco mestiere e qualcuno deve pur farlo. Scriverò delle cose forti, qui, ma me ne assumo le mie piene responsabilità!
Sto uscendo da un tunnel fatto di aggressività, acidità, amarezza, stress. Il mio cambiamento si deve alla maternità o alla maturità, per non chiamarla vecchiaia. Fatto sta che ora sono cambiata, molto, e la Giulia di prima non mi piace più. Quando ne vedo ancora traccia nei miei comportamenti mi deprimo, ma è soprattutto quando la scorgo in quelli altrui mi innervosisco moltissimo.
Sarà che siamo tutti un po' stressati, a Milano, ma non solo, sarà che siamo sempre più a corto di tempo per noi, ma anche di spazio, di soldi, di cose belle, di gesti "alti" ... sarà, ma siamo tutti ruvidi, e non e' affatto giusto. Non lo è per noi stessi, non lo è per chi ci ascolta, per i bimbi che ci prendono come esempio, non lo è MAI, dato che una brutta parola può rovinare un rapporto per sempre.
Una parola detta rimane nell'aria e avvelena, come recita una canzone a me tanto cara dei Madreblu:
"... le parole sono spari nel buio,
fanno male senza avere intenzione,
o conoscono la direzione giusta
proprio dritte e ferme colpiscono
frasi uscite dalla bocca, pensieri..."
Una parola brutta, un tono minaccioso o arrogante, un’interruzione brusca sono un'aggressione verbale che non si dimentica. Io DETESTO l’aggressività di qualunque forma, i modi sgarbati, le rispostacce, i clamorosi abbassamento di registro, la maleducazione nelle donne, le parolacce nei bambini.
Io ricordo ancora TUTTE le cose brutte, forti, volgari che mi sono state dette dai genitori, dagli amici, dagli insegnanti, dagli ex: ferite che mi hanno segnato e che rimangono incise nella carne e che per la maggior parte dei casi sono state dimenticate da chi le ha dette.
Ricordo una terribile professoressa di tedesco alla Scuola Interpreti di Firenze: la feci arrabbiare per un passivo sbagliato e mi urlò: “FRAU BERNINI, SIE SIND EINE KATASTROPHE!” (traduzione più che ovvia: “Bernini, lei è una catastrofe”) … Ora, può darsi anche che l’orrida Heinemeier abbia avuto ragione da vendere, ma c’è modo e modo …a parte il fatto che mi laureai in tedesco a pieni voti e che della mia classe iniziammo in 60 e finimmo in 3, comunque avrebbe potuto dirlo in modo più educato e corretto (dato che la scuola in questione costava una sassata e mi meritavo almeno la sua educazione…). La crucca ora non si ricorderà più di me, ma la frase berninisiesindeinekatastrophe mi risuona sempre nelle orecchie nei momenti più delicati della mia vita, andando a peggiorare clamorosamente la stima che ho di me stessa. Vi sembra giusto?
Insomma, non sono stata immune da questa " malattia", ma ne sono uscita quasi del tutto. Cerco di parlare con calma e con un tono rassicurante, per motivi professionali (sono un'esperta di comunicazione) non posso certo parlare come una scaricatrice di porto (massimo rispetto).
Parlo tra l'altro più lingue e vorrei cercare di risultare educata, carina, professionale e competente in ciascuna di esse, che sia inglese, francese, tedesco o un po' di spagnolo. Vorrei cercare di avere il tono giusto con clienti e giornalisti, il che non significa essere piatta o legnosa, ma brillante e interessante, senza risultare sboccata, o troppo informale, come noi toscani sappiamo fare bene! Ma parlare da toscanaccia nel tempo libero e' "ganzo", a un convegno sul lusso un filino meno.
Non solo, voglio avere il massimo rispetto anche per mio figlio che sta imparando ora, con molto ritardo, a parlare correttamente. Mi piace scandire bene le sillabe, usare parole nuove e difficili che piano piano entreranno a far parte del suo linguaggio quotidiano. Non voglio che sembri un piccolo lord, ma che almeno vada oltre mamma, pappa, bibe, cars ..
Insomma, prima di esprimervi a parole o a gesti inspirate-respirate-e-contate fino a dieci... le parole sono spari nel buio, fanno male senza avere intenzione…
La vostra educatissima
Giulina
martedì 12 luglio 2011
Tolleranza zero
Io sono una stronza.
Non stronza nel senso di cattiva o invidiosa. Oppure sanamente egoista, cioè una che si para il culo in questo mondo di squali e stronzi veri. Io sono stronza nell’accezione più comune di una che fa le cose da stronza, cioè male. Non ve lo so spiegare bene, ma se continuate a leggere capirete. Insomma qualcosa farete anche voi, no, o devo fare tutto tutto io? - come dice sempre il PN)
(Ecco perché sono stronza: perché potevo dirvelo bene, ma ve l’ho detto male)
Questo mio essere stronza si va a sommare al mio essere acida e al mio avere un carattere di merda (e parlare come una contessina inglese, by the way). Il fatto che tutti mi trovino dolce, simpatica e adorabile è un mistero profondo e insondabile, secondo solo a quello tanto declamato “della fede “ (massimo rispetto), e all’altro mistero, quello inglese, cioè che Carlo abbia preferito Camilla a Diana.
Ci sarebbero veramente anche altri misteri tipo:
come fa a piacere ancora Gucci
perché ci vuole ancora la waiting list da Hermes quando sappiamo tutte che è una bufala
perché gli uomini continuano a preferire le (finte) bionde … (non parlo di te, biondina)
perché sono zitella (forse perché acida, stronza e dal pessimo carattere? Ma allora è il cosiddetto cane che si morde la coda)
Ma affrontiamone uno per volta, fa caldo e sono stufa.
Riassumendo: io sono acida, stronza e ho un carattere di merda.
Faccio anche la PR , professione molto poco adatta a una persona acida, stronza e dal carattere guanoso, come dico sempre, per cui questo mi rende anche un’idiota totale e poco lungimirante. Il fatto che io sia anche bravina – dicono i più - rende il tutto veramente incomprensibile.
Ma non complichiamoci la vita. Un mistero alla volta.
Ho poco tempo. Vivo continuamente e serenamente di corsa, dove serenamente è detto con ironia, molta ironia. Come più volte detto, sono una ragazza madre, molto madre e poco ragazza, il che significa che cresco mio figlio ( il PN, riassuntino per chi si fosse collegato solo oggi) da sola, con l’aiuto di Santa Isabel da Loja, Ecuador. E basta.
I miei genitori vivono a Siena, un fratello, Santo Sandro, a NY, uno a Milano, Santo Duccio che lavora come un mulo, anche se non ho mai capito che cacchio faccia, cmq è un Bocconiano, qualcosa di figo lo farà sicuramente, e una sorella, Santa Silvia, che ancora studia a Siena. Questa pletora di fratelli è bravissima col PN, ma capite bene che geograficamente parlando non è proprio alla mano. Santo Duccio mi aiuta nel we, insieme a Santa Claudia, la sua fidanzata.
Tutti sono stati beatificati e santificati solo per l’orrido fatto di dover aver a che fare con la sottoscritta, che ne è l’incompresa e vituperata sorella maggiore.
Premessa fatta per farvi capire che tra un figlio e tre lavori diversi (pr, personal shopper e consulente di un’azienda che produce collagene, il benedetto collagene) e ora anche blogger, non ho proprio i minuti da scialacquare. Come amo dire, sono solita dividere le giornate in 48 slot da 30 minuti l’uno e giro sempre con un’agenda elettronica (che altro non è che un vecchio Nokia che non riesco ad’abbandonare al proprio destino) che mi bippa in continuazione le cose da fare. Io la mando regolarmente a fare in culo, ma capite bene però che se lei bippa, qualcuno le avrà pur chiesto di farlo !!!
A causa quindi di quanto avviene nella mia vita, io ho tolleranza ZERO verso tutti, un po’come le offerte della TIM¸ io ho lo scazzo alla risposta verso tutti:
non amo perdere tempo, per cui se l’interlocutore si dilunga divento viola, inizio a farfugliare qualcosa e sparisco. Generalmente fingo un problema all’asilo per darmela a gambe levate. Ora che l’ho detto a tutti i miei 25 lettori di manzoniana memoria dovrò forzatamente (viva Cetto La Qualunque ) cambiare scusa.
Non amo nemmeno ascoltare tutta tutta la telefonata di qualcuno, per cui a metà sostengo di aver capito e prometto di richiamare. Cosa che non faccio MAI
Non rispetto molto le regole stradali quando sbicicletto allegramente per la città e sono ricercata in più quartieri di Milano
Faccio le facce. Esattamente come quelle per cui Maria Luisa Busi è stata licenziata dal TG1. Io faccio le facce se sento delle cagate pazzesche, se mi annoio, se l’interlocutore mi sta offendendo l’intelligenza, se banalmente mentre sono lì vorrei (o dovrei) essere là.
Non faccio finire di parlare nemmeno i miei clienti, che sono quelli che mi consentono di essere RMPRMM
(ragazzamadrepocoragazzamoltomadre).
A metà dico OK e me ne vado a fare quello che mi è stato chiesto. Generalmente vengo richiamata e insultata, ma ultimamente sento dei grandi sospiri di rassegnazione. Probabilmente se non fossi RMPRMM mi avrebbero già cacciata a calcioni nel famoso culo (famoso perché pare sia la cosa più bella del mio essere Giulia Bernini, mah, sarà, a me sembra uno scaldabagno di quelli bianchi, vecchi e brutti).
Insomma, io non ho tempo, tantomeno tempo da perdere. Lo so, è bruttissimo da dire, ma non è cattiveria. E’ solo la stronzaggine di cui prima. Le altre forse sono più brave, più diplomatiche e più carine. Io non ho più tempo di essere ANCHE tutte queste cose e me ne dispiaccio sinceramente. Io devo lavorare e mantenere un figlio e far si che sia felice anche se la nostra famiglia è “diversa” (ma poi cosa è la norma? direbbe la mia analista).
Io sono una stronza. Amen.
Etiquette à la "Plage"
Oh mamma mia, da dove iniziare?
Giuro, cercherò di essere pacata e il meno snob possibile, ma da sempre le domande che mi pongo sul genere umano in estate aumentano. Soprattutto al mare, in spiaggia.
Solite premesse, altrimenti mi accusano di essere una stronza anoressica: Io Giulia Bernini premetto che tutti possono andare al mare, che tutti possono mettersi in costume, che ognuno di noi ha diritto alle tre settimane di ferie al mare. Tutti.
Ma come in tutte le cose, c'e modo e modo. Stare in spiaggia e rilassarsi è un diritto di tutti, ovviamente! Però anche in questo caso (si veda blog sulla permanenza in treno) sarebbe molto apprezzato che voi non urlaste, non vi scofanaste il pranzo di natale, non lasciaste più resti plastici che si degraderanno tra eoni di anni, non sculettaste in faccia a tutti, ne’ se siete Miss Capannina 2011, ne’ se siete Miss Menesbattodellediete. Nell’ultimo caso è FORTEMENTE consigliato non sculettare troppo, per ovvi motivi di salute pubblica e decenza personale.
Già stare in costume è di per sè molto strano, figuriamoci con il tanga, il perizoma, il topless fisso se avete la settima di seno. ORRORE E RACCAPRICCIO.
La mia non è invidia (della settima), ma sano buon senso e un filino di buon gusto, che non guasta mai, fa chic e non impegna mai troppo.
Per quanto mi riguarda, perché io parlo solo di quanto mi riguarda, altrimenti il blog si chiamerebbe in un altro modo, no? Io sono una che ha delle tette come due nei e frequento sia spiagge pubbliche che stabilimenti balneari. Io NON faccio il topless negli stabilimenti balneari, non butto le tette (o quello che il Signore mi ha messo li dove tutte le donne hanno le tette) in faccia ai bambini e ai signori di una certa età paganti! Al massimo, nel pomeriggio, quando il PN dorme, scendo in spiaggia in orari solitari e abbasso i laccetti (e se proprio proprio sono sola al mondo zac abbasso il reggiseno, ma ripeto, a me non mi guarda nessuno, sembro una bambina scema che gioca a fare la grande quando ho il reggiseno, per cui…)
Discorso diverso se sono su una spiaggia pubblica, ma certo non mi tolgo il reggiseno mentre faccio le piste delle caaaaar o il castello con mio figlio. Un po’ di rispetto per gli altri, cribbio.
Stessa cosa dicasi per chi urla, sente musica a tutto volume, gioca a palla mettendo a rischio la vita di chi legge, per chi si butta in acqua correndo come un ossesso e facendo annegare qualche bambino appeso a innocenti paperelle …
Insomma, NON FATE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORRESTE FOSSE FATTO A VOI STESSI, DAI!
Giuro, cercherò di essere pacata e il meno snob possibile, ma da sempre le domande che mi pongo sul genere umano in estate aumentano. Soprattutto al mare, in spiaggia.
Solite premesse, altrimenti mi accusano di essere una stronza anoressica: Io Giulia Bernini premetto che tutti possono andare al mare, che tutti possono mettersi in costume, che ognuno di noi ha diritto alle tre settimane di ferie al mare. Tutti.
Ma come in tutte le cose, c'e modo e modo. Stare in spiaggia e rilassarsi è un diritto di tutti, ovviamente! Però anche in questo caso (si veda blog sulla permanenza in treno) sarebbe molto apprezzato che voi non urlaste, non vi scofanaste il pranzo di natale, non lasciaste più resti plastici che si degraderanno tra eoni di anni, non sculettaste in faccia a tutti, ne’ se siete Miss Capannina 2011, ne’ se siete Miss Menesbattodellediete. Nell’ultimo caso è FORTEMENTE consigliato non sculettare troppo, per ovvi motivi di salute pubblica e decenza personale.
Già stare in costume è di per sè molto strano, figuriamoci con il tanga, il perizoma, il topless fisso se avete la settima di seno. ORRORE E RACCAPRICCIO.
La mia non è invidia (della settima), ma sano buon senso e un filino di buon gusto, che non guasta mai, fa chic e non impegna mai troppo.
Per quanto mi riguarda, perché io parlo solo di quanto mi riguarda, altrimenti il blog si chiamerebbe in un altro modo, no? Io sono una che ha delle tette come due nei e frequento sia spiagge pubbliche che stabilimenti balneari. Io NON faccio il topless negli stabilimenti balneari, non butto le tette (o quello che il Signore mi ha messo li dove tutte le donne hanno le tette) in faccia ai bambini e ai signori di una certa età paganti! Al massimo, nel pomeriggio, quando il PN dorme, scendo in spiaggia in orari solitari e abbasso i laccetti (e se proprio proprio sono sola al mondo zac abbasso il reggiseno, ma ripeto, a me non mi guarda nessuno, sembro una bambina scema che gioca a fare la grande quando ho il reggiseno, per cui…)
Discorso diverso se sono su una spiaggia pubblica, ma certo non mi tolgo il reggiseno mentre faccio le piste delle caaaaar o il castello con mio figlio. Un po’ di rispetto per gli altri, cribbio.
Stessa cosa dicasi per chi urla, sente musica a tutto volume, gioca a palla mettendo a rischio la vita di chi legge, per chi si butta in acqua correndo come un ossesso e facendo annegare qualche bambino appeso a innocenti paperelle …
Insomma, NON FATE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORRESTE FOSSE FATTO A VOI STESSI, DAI!
In treno
Sono una snob, si sa.
Sono una snob che viaggia spesso.
Sono una snob che viaggia spesso e in seconda classe, perché sono una snob easy going (forse dovrei rivedere questa mia ultima posizione).
Viaggio in seconda classe anche per lavoro, perché mi ostino a voler sanare il debito nazionale da sola, facendo risparmiare le mie casse e quelle delle aziende per cui lavoro.
Credevo di essere tutto questo.
E’ che forse sto invecchiando e male, ma io non sopporto più avere a che fare con la maggior parte delle persone, soprattutto quelle che incontro in treno o in pullman, quindi probabilmente inventerò una nuova classe, la classe per rospe, a meta tra la prima e la seconda, vicino al bar, possibilmente, perché è proprio in treno che sempre più spesso mi ricordo che non mi nutro da giorni, e accanto a un bagno FUNZIONANTE perché io sono una che ha a cuore i propri reni e bevo almeno due litri di acqua al giorno.
Innanzitutto in viaggio non sono simpatica nemmeno un centesimo di quello che sono normalmente. Non che io mi senta simpatica, anzi, sono simpatica come un calzino usato buttato sulla faccia. Ma in treno sono odiosissima. Diciamo che non tolgo gli occhiali da sole e le cuffie nemmeno per andare in bagno. Ma perlomeno sto zitta, non attacco bottone, cerco di non parlare troppo al telefono e se proprio proprio qualcuno mi scartavetra i testicoli (francesismo, scusate, non riesco a farne a meno) via cavo cerco di gestire il tutto con il tono di voce più basso possibile.
Per me il treno è un " comodo" (ahahahahh) mezzo per spostarmi il più velocemente possibile non appena posso fare a meno dell'aereo o dell'auto aziendale.
Non ho nessuna voglia di fare amicizia, di cuccare, di attaccare bottone, di scambiare ricette, rimedi per dimenticare un ex malmostoso, o stratagemmi per convincere mio figlio ad andare all'asilo senza piangere. Anche perché pago un'analista per dimenticare i miei ex nel più rapido modo possibile e mio figlio, Dio l’abbia sempre in gloria, va a scuola molto volentieri per cui non ho questo problema. Almeno questo non ce l’ho, ne ho altri.
Se incontro qualcuno che conosco lo saluto con la mano, ma non mi fermo mezz’ora in mezzo al corridoio a tediarlo o a tediare chi siede accanto a lui, perché do per scontato che abbia avuto una settimana di cacca come me per cui opto per lasciarlo in pace.
Anzi il treno nella maggior parte dei casi è un ottimo momento per riflettere e per gettare le basi della settimana (lavorativa e non) che ho di fronte.
Detto questo, non condanno chi fa amicizia e chi si innamora in treno. Beati voi, se siete in questo stato d'animo! Io spesso voglio ammazzare qualcuno (come ieri) o riposarmi perché sono in difetto di ore di sonno dal liceo, a occhio e croce.
Però vi chiederei, anacronisticamente, in questa era di social network imperanti: vi prego, vi invito alla massima discrezione! Devo già sopportare un abuso di comunicazioni nella mia vita, non me ne frega a una beata mazza di quello che avete fatto ieri, dell’ultima riunione, dell’ultima trombata. Fatele, le trombate, ma per favore, non le imponete a me. Sono acida, lo so, ma il mio cervello riceve una marea di informazioni e ne trattiene pochissime. Per favore, evitiamo quelle in eccesso! E il volume, per favore, il volume, santo cielo. Ma non avete avuto una zia zitella come me (nel doppio senso di come ho avuto io e di come diventerò presto) che vi ha insegnato anzi imposto l'educazione, quella sana pila di regole dette di buona creanza???
E i panini, il cibo, il bere, il caffè.... MODERAZIONE... Per favore non mangiatemi i fagioli all'uccelletta davanti! Aborro. Siamo in treno, non alla sagra dello gnocco fritto.
Dividiamo poi i viaggi in solitaria dai viaggi con il PN, che meritano una menzione a parte.
In solitaria dormo, leggo, lavoro, sistemo l'agenda, il tutto senza proferire verbo. Se ricevo una telefonata premetto che sono al telefono e che posso ascoltare ma che risponderò a monosillabi per ovvi motivi di privacy mia, di educazione e di rispetto nei confronti dei miei sventurati compagni di viaggio.
Sventurati, certi, un cippa lippa. Di loro so tutto, urlano la qualunque, fanno domande, ammiccano, chiedono info sui miei moderni mezzi tecnologici. Quando scendono mi sento felice come una ex moglie davanti al tribunale che ha sancito il divorzio.
Quando sono con mio figlio, generalmente sulla tratta Milano Firenze in treno, o Milano Siena in pullman, non ho tempo assolutamente per leggere, lavorare, parlare al telefono. La sopravvivenza mia e degli astanti ha la priorità. Chiedo scusa a tutti a prescindere, per il solo fatto che Lorenzo respiri. Poi tutto il mio io è attento al fatto che Lorenzo stia seduto, composto, che non urli (soprattutto che non urli “Mamma mi scappa la cacca” come ha fatto l’'unica volta che non trovando posto in seconda sono stata costretta a un viaggio coi fortunelli della prima classe), che non attraventi le macchinine per tutta la carrozza, che non esiga di guidare il treno, che non faccia sedile-bagno-sedile-bar-sedile-bagno-sedile-bar più di due o tre volte a tratta (e poi mi si chiede perché ca**o sono magra).
Insomma mi faccio un culo tanto solo per evitare di leggere un labiale altrui che fa: “guarda quella peste di bambino e guarda la madre, totalmente sopraffatta dagli eventi”
Perché non me ne sbatto di quello che pensano gli altri? Perché ancora con la mia analista non sono arrivata a quel capitolo li. Cioè, di me come Giulia Bernini potete pensare quello che vi pare, me ne frego allegramente, ma di me come mamma e di mio figlio NO.
Voglio che pensiate il meglio, sempre.
Detto questo, in treno cerco di essere buona e tollerante con i bambini piccoli (max 5 anni) perché li conosco bene e so che si rompono le palle a stare seduti e che rompono le palle agli astanti, però anche voi genitori un pochino applicatevi, ecchecacchio!
Invece per quelli in treno senza figli tolleranza zero, al solito.
Dalla vostra rospina, la figlia dellaRospa
LaGiulina
Sono una snob che viaggia spesso.
Sono una snob che viaggia spesso e in seconda classe, perché sono una snob easy going (forse dovrei rivedere questa mia ultima posizione).
Viaggio in seconda classe anche per lavoro, perché mi ostino a voler sanare il debito nazionale da sola, facendo risparmiare le mie casse e quelle delle aziende per cui lavoro.
Credevo di essere tutto questo.
E’ che forse sto invecchiando e male, ma io non sopporto più avere a che fare con la maggior parte delle persone, soprattutto quelle che incontro in treno o in pullman, quindi probabilmente inventerò una nuova classe, la classe per rospe, a meta tra la prima e la seconda, vicino al bar, possibilmente, perché è proprio in treno che sempre più spesso mi ricordo che non mi nutro da giorni, e accanto a un bagno FUNZIONANTE perché io sono una che ha a cuore i propri reni e bevo almeno due litri di acqua al giorno.
Innanzitutto in viaggio non sono simpatica nemmeno un centesimo di quello che sono normalmente. Non che io mi senta simpatica, anzi, sono simpatica come un calzino usato buttato sulla faccia. Ma in treno sono odiosissima. Diciamo che non tolgo gli occhiali da sole e le cuffie nemmeno per andare in bagno. Ma perlomeno sto zitta, non attacco bottone, cerco di non parlare troppo al telefono e se proprio proprio qualcuno mi scartavetra i testicoli (francesismo, scusate, non riesco a farne a meno) via cavo cerco di gestire il tutto con il tono di voce più basso possibile.
Per me il treno è un " comodo" (ahahahahh) mezzo per spostarmi il più velocemente possibile non appena posso fare a meno dell'aereo o dell'auto aziendale.
Non ho nessuna voglia di fare amicizia, di cuccare, di attaccare bottone, di scambiare ricette, rimedi per dimenticare un ex malmostoso, o stratagemmi per convincere mio figlio ad andare all'asilo senza piangere. Anche perché pago un'analista per dimenticare i miei ex nel più rapido modo possibile e mio figlio, Dio l’abbia sempre in gloria, va a scuola molto volentieri per cui non ho questo problema. Almeno questo non ce l’ho, ne ho altri.
Se incontro qualcuno che conosco lo saluto con la mano, ma non mi fermo mezz’ora in mezzo al corridoio a tediarlo o a tediare chi siede accanto a lui, perché do per scontato che abbia avuto una settimana di cacca come me per cui opto per lasciarlo in pace.
Anzi il treno nella maggior parte dei casi è un ottimo momento per riflettere e per gettare le basi della settimana (lavorativa e non) che ho di fronte.
Detto questo, non condanno chi fa amicizia e chi si innamora in treno. Beati voi, se siete in questo stato d'animo! Io spesso voglio ammazzare qualcuno (come ieri) o riposarmi perché sono in difetto di ore di sonno dal liceo, a occhio e croce.
Però vi chiederei, anacronisticamente, in questa era di social network imperanti: vi prego, vi invito alla massima discrezione! Devo già sopportare un abuso di comunicazioni nella mia vita, non me ne frega a una beata mazza di quello che avete fatto ieri, dell’ultima riunione, dell’ultima trombata. Fatele, le trombate, ma per favore, non le imponete a me. Sono acida, lo so, ma il mio cervello riceve una marea di informazioni e ne trattiene pochissime. Per favore, evitiamo quelle in eccesso! E il volume, per favore, il volume, santo cielo. Ma non avete avuto una zia zitella come me (nel doppio senso di come ho avuto io e di come diventerò presto) che vi ha insegnato anzi imposto l'educazione, quella sana pila di regole dette di buona creanza???
E i panini, il cibo, il bere, il caffè.... MODERAZIONE... Per favore non mangiatemi i fagioli all'uccelletta davanti! Aborro. Siamo in treno, non alla sagra dello gnocco fritto.
Dividiamo poi i viaggi in solitaria dai viaggi con il PN, che meritano una menzione a parte.
In solitaria dormo, leggo, lavoro, sistemo l'agenda, il tutto senza proferire verbo. Se ricevo una telefonata premetto che sono al telefono e che posso ascoltare ma che risponderò a monosillabi per ovvi motivi di privacy mia, di educazione e di rispetto nei confronti dei miei sventurati compagni di viaggio.
Sventurati, certi, un cippa lippa. Di loro so tutto, urlano la qualunque, fanno domande, ammiccano, chiedono info sui miei moderni mezzi tecnologici. Quando scendono mi sento felice come una ex moglie davanti al tribunale che ha sancito il divorzio.
Quando sono con mio figlio, generalmente sulla tratta Milano Firenze in treno, o Milano Siena in pullman, non ho tempo assolutamente per leggere, lavorare, parlare al telefono. La sopravvivenza mia e degli astanti ha la priorità. Chiedo scusa a tutti a prescindere, per il solo fatto che Lorenzo respiri. Poi tutto il mio io è attento al fatto che Lorenzo stia seduto, composto, che non urli (soprattutto che non urli “Mamma mi scappa la cacca” come ha fatto l’'unica volta che non trovando posto in seconda sono stata costretta a un viaggio coi fortunelli della prima classe), che non attraventi le macchinine per tutta la carrozza, che non esiga di guidare il treno, che non faccia sedile-bagno-sedile-bar-sedile-bagno-sedile-bar più di due o tre volte a tratta (e poi mi si chiede perché ca**o sono magra).
Insomma mi faccio un culo tanto solo per evitare di leggere un labiale altrui che fa: “guarda quella peste di bambino e guarda la madre, totalmente sopraffatta dagli eventi”
Perché non me ne sbatto di quello che pensano gli altri? Perché ancora con la mia analista non sono arrivata a quel capitolo li. Cioè, di me come Giulia Bernini potete pensare quello che vi pare, me ne frego allegramente, ma di me come mamma e di mio figlio NO.
Voglio che pensiate il meglio, sempre.
Detto questo, in treno cerco di essere buona e tollerante con i bambini piccoli (max 5 anni) perché li conosco bene e so che si rompono le palle a stare seduti e che rompono le palle agli astanti, però anche voi genitori un pochino applicatevi, ecchecacchio!
Invece per quelli in treno senza figli tolleranza zero, al solito.
Dalla vostra rospina, la figlia dellaRospa
LaGiulina
LaRospa è in pensione
LaRospa mi è andata in pensione e mi si sono aperte enormi prospettive di vita sociale!
Traduzione: mia mamma è andata in pensione dopo tanti anni di onorata carriera (era una ginecologa barra sessuologa) e ora vorrebbe passare più tempo con mio figlio, che normalmente abita a Milano, portandolo al mare, dove abbiamo una fantastica casa isolata sul cucuzzolo di una collina, isolata dal mondo, a km zero dalla pace.
Evvaiiii!
Mi spiego meglio: adoro mia mamma e la chiamo LaRospa solo perché ogni tanti mi risponde male. Adoro anche mio figlio e senza di lui sto veramente male, mi manca una parte fondamentale di me, pero' mi rendo anche conto che ogni tanto una mamma ha bisogno di essere solamente una donna, staccare per un po' la testa e fare le cose di sempre (lavoro di ufficio, lavoro di casa) con più rilassatezza rispetto a quando deve anche controllare che suo figlio non si spacchi la testa o ingurgiti gli integratori al posto suo o si ficchi un lego nel naso!
Non che io non pensi a mio figlio h24 quando lo tiene la nonna, anzi, ma e' un pensiero più dolce e nostalgico, rispetto quando sto sempre sulle spine come quando lo hai per casa, non so se rendo l'idea...
Non solo, mi fido ciecamente di mia mamma, e so che con lei e con Nonno Eppe il PN e' al sicuro.
Anche quando Lorenzo e' in trasferta dal mio babbo e dalla sua compagna Laura mi sento stra sicura, pero' e' meno abituato alla loro compagnia e allora sto in ansia tutto il tempo, sperando che si comporti bene e che non lo riprendano troppo. Io e mio figlio abbiamo delle regole a casa e io sto molto attenta che lui le rispetti... Sono pero' una mamma un po' atipica e sicuramente le regole che faccio rispettare io non sono le stesse osservate a casa dei miei. Si cambia, si cresce e si impongono paletti diversi ai figli.
I miei genitori però mi hanno cresciuto in modo onesto, corretto, a tratti rigido e non mi dispiace affatto che facciano lo stesso con il PN! Le differenze non sono poi molte. Io sono forse più una mamma di contenuto, piuttosto che di forma!
Tornando a bomba al mio essere depennizzata, trovo salutare, fisiologico e giusto che anche gli attori di una grande storia d'amore come quella mia e di mio figlio, si separino per qualche giorno. Quando si rivedranno sarà sicuramente più bello stare insieme. Nel mio caso sarò riposata, piena di energia e, cosa più importante, quando una madre sa di essere realizzata anche come donna, sia nella sfera sentimentale, che in quella personale, è sicuramente una mamma più felice, più allegra, più giocosa, anche se stanca morta.
Quindi in summa: Lorenzo è al mare e io posso uscire. Peccato che non mi caghi mai nessuno. Forse la mia asocialità e il mio dedicarmi solo al lavoro e a mio figlio mi ha allontanato dalla vita pubblica.
Me ne farò una ragione, disse quella stravaccandosi sul divano dopo cena, spengendo iPhone, iPad e Blackberry.
Traduzione: mia mamma è andata in pensione dopo tanti anni di onorata carriera (era una ginecologa barra sessuologa) e ora vorrebbe passare più tempo con mio figlio, che normalmente abita a Milano, portandolo al mare, dove abbiamo una fantastica casa isolata sul cucuzzolo di una collina, isolata dal mondo, a km zero dalla pace.
Evvaiiii!
Mi spiego meglio: adoro mia mamma e la chiamo LaRospa solo perché ogni tanti mi risponde male. Adoro anche mio figlio e senza di lui sto veramente male, mi manca una parte fondamentale di me, pero' mi rendo anche conto che ogni tanto una mamma ha bisogno di essere solamente una donna, staccare per un po' la testa e fare le cose di sempre (lavoro di ufficio, lavoro di casa) con più rilassatezza rispetto a quando deve anche controllare che suo figlio non si spacchi la testa o ingurgiti gli integratori al posto suo o si ficchi un lego nel naso!
Non che io non pensi a mio figlio h24 quando lo tiene la nonna, anzi, ma e' un pensiero più dolce e nostalgico, rispetto quando sto sempre sulle spine come quando lo hai per casa, non so se rendo l'idea...
Non solo, mi fido ciecamente di mia mamma, e so che con lei e con Nonno Eppe il PN e' al sicuro.
Anche quando Lorenzo e' in trasferta dal mio babbo e dalla sua compagna Laura mi sento stra sicura, pero' e' meno abituato alla loro compagnia e allora sto in ansia tutto il tempo, sperando che si comporti bene e che non lo riprendano troppo. Io e mio figlio abbiamo delle regole a casa e io sto molto attenta che lui le rispetti... Sono pero' una mamma un po' atipica e sicuramente le regole che faccio rispettare io non sono le stesse osservate a casa dei miei. Si cambia, si cresce e si impongono paletti diversi ai figli.
I miei genitori però mi hanno cresciuto in modo onesto, corretto, a tratti rigido e non mi dispiace affatto che facciano lo stesso con il PN! Le differenze non sono poi molte. Io sono forse più una mamma di contenuto, piuttosto che di forma!
Tornando a bomba al mio essere depennizzata, trovo salutare, fisiologico e giusto che anche gli attori di una grande storia d'amore come quella mia e di mio figlio, si separino per qualche giorno. Quando si rivedranno sarà sicuramente più bello stare insieme. Nel mio caso sarò riposata, piena di energia e, cosa più importante, quando una madre sa di essere realizzata anche come donna, sia nella sfera sentimentale, che in quella personale, è sicuramente una mamma più felice, più allegra, più giocosa, anche se stanca morta.
Quindi in summa: Lorenzo è al mare e io posso uscire. Peccato che non mi caghi mai nessuno. Forse la mia asocialità e il mio dedicarmi solo al lavoro e a mio figlio mi ha allontanato dalla vita pubblica.
Me ne farò una ragione, disse quella stravaccandosi sul divano dopo cena, spengendo iPhone, iPad e Blackberry.
martedì 5 luglio 2011
Ufffffffffffaaaaaaa
Ma perché non fai teatro
Sei buffa come un culo
Sei troppo simpatica
Sei ganza
Ma come sei alta
Che bei capelli
Ma quanto chiacchieri
Ma quante cose fai
Ma quando mangi
Ma quanto mangi
Ma ti alleni spesso
Ma tuo figlio è vegetariano come te
Ma perché non sei sposata
Ma perché una come te e sola
Ma tu non ti rilassi mai
Ma dove la trovi tutta questa energia
Ma quanto stai davanti allo specchio
Ma perché hai sempre questa valigia enorme
Ma io tutte queste cose a voi le chiedo...?
Io vi dico per caso:
Scusa, non fare mai teatro perché faresti cagare
Scusa, ma quanto cazzo sei bassa
Scusa, ma quanto cazzo mangi, sei un bove
Scusa, ma ti alleni ? No, vero? Si vede!
Scusa, ma a tuo figlio cosa dai da mangiare
Sai che sei antipatica come un calzino usato
Ma come fai a concentrare tanti vestiti di merda in quella valigia così piccola?
Ma quanto stai davanti allo specchio? Poco, mi sa
Scusa ma tu chiacchieri poco perché sai di essere insulsa
Il concetto è: ok, io sono ANCHE tutto quello che avete detto, per carità di Dio! Ma chi vi da il diritto di chiedermi SEMPRE tutte quelle cose? Ma io a voi vi spacco i maroni con delle domande così inutili?
Ok sono buffa
Ok parlo tanto
Ok sono alta
Ok sono pittoresca
Ok faccio ironia di continuo
Ok sono vegetariana
Ok sto ore davanti allo specchio
Ok una delle mie preoccupazioni è essere anche carina e ben vestita
Ok potrei fare teatro
Ma a voi che ca**o ve ne frega? Io non sono un personaggio pubblico che deve (deve?) spiegazioni
Ma siete buffe sapete???
Io sono solo me stessa, sempre, e se questa me stessa è diversa da voi perchè devo dare spiegazioni?
Sei buffa come un culo
Sei troppo simpatica
Sei ganza
Ma come sei alta
Che bei capelli
Ma quanto chiacchieri
Ma quante cose fai
Ma quando mangi
Ma quanto mangi
Ma ti alleni spesso
Ma tuo figlio è vegetariano come te
Ma perché non sei sposata
Ma perché una come te e sola
Ma tu non ti rilassi mai
Ma dove la trovi tutta questa energia
Ma quanto stai davanti allo specchio
Ma perché hai sempre questa valigia enorme
Ma io tutte queste cose a voi le chiedo...?
Io vi dico per caso:
Scusa, non fare mai teatro perché faresti cagare
Scusa, ma quanto cazzo sei bassa
Scusa, ma quanto cazzo mangi, sei un bove
Scusa, ma ti alleni ? No, vero? Si vede!
Scusa, ma a tuo figlio cosa dai da mangiare
Sai che sei antipatica come un calzino usato
Ma come fai a concentrare tanti vestiti di merda in quella valigia così piccola?
Ma quanto stai davanti allo specchio? Poco, mi sa
Scusa ma tu chiacchieri poco perché sai di essere insulsa
Il concetto è: ok, io sono ANCHE tutto quello che avete detto, per carità di Dio! Ma chi vi da il diritto di chiedermi SEMPRE tutte quelle cose? Ma io a voi vi spacco i maroni con delle domande così inutili?
Ok sono buffa
Ok parlo tanto
Ok sono alta
Ok sono pittoresca
Ok faccio ironia di continuo
Ok sono vegetariana
Ok sto ore davanti allo specchio
Ok una delle mie preoccupazioni è essere anche carina e ben vestita
Ok potrei fare teatro
Ma a voi che ca**o ve ne frega? Io non sono un personaggio pubblico che deve (deve?) spiegazioni
Ma siete buffe sapete???
Io sono solo me stessa, sempre, e se questa me stessa è diversa da voi perchè devo dare spiegazioni?
Gabrielle Chanel in arte Coco: una donna, un esempio per tutte
Il mio lavoro prevede che frequenti ambienti di lusso, generalmente popolati da persone che lavorano nel lusso, che non sempre sono persone “di lusso”.
Io sono stata così fortunata o viziata (o forse banalmente brava), che mi posso permettere di lavorare solamente con le persone che dico io, quelle che nel lavoro mettono in primis la professionalità, ma non solo: il cuore, l'anima, il rispetto, la correttezza, la gentilezza, la preparazione.
Tra i tanti clienti che ho avuto, e che per fortuna ancora ho, c'e' Michele Corvo, presidente della società Corvo. Una delle persone più corrette, conosciute e rispettate del settore dell'Alta Orologeria, che distribuisce in Italia alcune marche di orologeria di nicchia tra le più belle e interessanti al mondo. Non lo dico perché di questi brand sono la pr, ma sono la pr di queste aziende proprio perché sono assolutamente meravigliose.
Io sono stata così fortunata o viziata (o forse banalmente brava), che mi posso permettere di lavorare solamente con le persone che dico io, quelle che nel lavoro mettono in primis la professionalità, ma non solo: il cuore, l'anima, il rispetto, la correttezza, la gentilezza, la preparazione.
Tra i tanti clienti che ho avuto, e che per fortuna ancora ho, c'e' Michele Corvo, presidente della società Corvo. Una delle persone più corrette, conosciute e rispettate del settore dell'Alta Orologeria, che distribuisce in Italia alcune marche di orologeria di nicchia tra le più belle e interessanti al mondo. Non lo dico perché di questi brand sono la pr, ma sono la pr di queste aziende proprio perché sono assolutamente meravigliose.
Tra le marche di orologi che Corvo rappresenta in Italia c'e anche CHANEL
Ho lasciato lo spazio necessario perché le ragazze che leggono il mio blog possano riprendersi.
Lavorare per Chanel vuol dire anche frequentare la sede Chanel di Parigi...
Capiamoci subito: di Chanel, a parte gli orologi che indosso e che ho acquistato per il mio lavoro, mi piacciono da morire i prodotti iconici creati da Gabrielle Chanel detta Coco. La borsa 2.55, i profumi, alcuni cosmetici, alcune scarpe, quelle più riconoscibile, i must have che ogni donna desidera possedere almeno una volta nella vita. Le collezioni più moderne mi toccano meno, mi colpiscono poco. Le rispetto, per carità, ma non esprimono il mio stile e la mia modalità espressiva.
Chanel però è un mondo fantastico! A partire da lei, Gabrielle Chanel, una donna nata nel 1883 che diceva, anzi gridava a tuttala Francia prima, poi a tutto il mondo, le stesse cose che noi ragazze sosteniamo con foga oggi, nel 2011. Peccato lei avesse il coraggio di dirlo nel 1900!
Una donna che indossava cravatte, che portava borse a tracolla, che si vestiva da uomo, che faceva sport, che si poteva abbronzare, che si tagliava i capelli, che portava scarpe basse, che ha fatto della semplicità e della comodità un must per ogni donna che al contempo sapeva anche essere femminile, elegante, seducente, senza quegli orpelli che a fine '800 le nostre ave erano costrette a indossare, come il corsetto, e le crinoline. Per carità, bellissime da vedere, ma scomodissime e strettissime, che presumevano che una donna non facesse una cippa lippa dalla mattina alla sera, a parte fare la bella bambolina che sposa l'aristocratico indicato dalla famiglia.
Roba brutta, ma una volta funzionava così ...e purtroppo in molte parti del mondo e' ancora così SE NON CI DIAMO UNA SVEGLIATA DONNE
Gabrielle Chanel non era una ricca snob viziata, ma come sapete tutti, era stata abbastanza sfigata da piccola. Segno evidente che il mio motto, volere è potere, funziona, e che chi tira fuori audacia, determinazione e una bella dose di grinta arriva, o perlomeno esce dalla merda!
Gabrielle aveva perso la mamma ed era stata abbandonata dal padre in un orfanotrofio. Non era certa ricca, anzi, ma amava osservare tutto, era curiosa come una scimmia e aveva un'ambizione su tutte: essere libera, indipendente e creare oggetti che usava prima persona e che sono poi diventati delle icone di stile. Alla base di tutto: la perfezione. Coco Chanel non mollava. Tutto doveva essere assolutamente perfetto. (mi ricorda qualcuno)
Non mi dilungo sulla vita di Coco, che tutte conoscete, vorrei solo sottolineare che spesso dietro un brand del lusso, magari avversato dai più (che, banalmente, non lo conoscono) esiste una storia di dolore e poi successo, di rivincita dopo la difficoltà, di gratificazione, di studio, di applicazione, di ricerca. La storia di una donna che era un mito e che è diventata mitica, un esempio per tutte noi. Chanel aveva anche un gran cuore: forse non tutti sanno che i proventi di una sua esposizione dopo il 1929 andarono tutti alle vedove che avevano perso il marito suicida dopo la grande depressione.
Capiamoci subito: di Chanel, a parte gli orologi che indosso e che ho acquistato per il mio lavoro, mi piacciono da morire i prodotti iconici creati da Gabrielle Chanel detta Coco. La borsa 2.55, i profumi, alcuni cosmetici, alcune scarpe, quelle più riconoscibile, i must have che ogni donna desidera possedere almeno una volta nella vita. Le collezioni più moderne mi toccano meno, mi colpiscono poco. Le rispetto, per carità, ma non esprimono il mio stile e la mia modalità espressiva.
Chanel però è un mondo fantastico! A partire da lei, Gabrielle Chanel, una donna nata nel 1883 che diceva, anzi gridava a tutta
Una donna che indossava cravatte, che portava borse a tracolla, che si vestiva da uomo, che faceva sport, che si poteva abbronzare, che si tagliava i capelli, che portava scarpe basse, che ha fatto della semplicità e della comodità un must per ogni donna che al contempo sapeva anche essere femminile, elegante, seducente, senza quegli orpelli che a fine '800 le nostre ave erano costrette a indossare, come il corsetto, e le crinoline. Per carità, bellissime da vedere, ma scomodissime e strettissime, che presumevano che una donna non facesse una cippa lippa dalla mattina alla sera, a parte fare la bella bambolina che sposa l'aristocratico indicato dalla famiglia.
Roba brutta, ma una volta funzionava così ...e purtroppo in molte parti del mondo e' ancora così SE NON CI DIAMO UNA SVEGLIATA DONNE
Gabrielle Chanel non era una ricca snob viziata, ma come sapete tutti, era stata abbastanza sfigata da piccola. Segno evidente che il mio motto, volere è potere, funziona, e che chi tira fuori audacia, determinazione e una bella dose di grinta arriva, o perlomeno esce dalla merda!
Gabrielle aveva perso la mamma ed era stata abbandonata dal padre in un orfanotrofio. Non era certa ricca, anzi, ma amava osservare tutto, era curiosa come una scimmia e aveva un'ambizione su tutte: essere libera, indipendente e creare oggetti che usava prima persona e che sono poi diventati delle icone di stile. Alla base di tutto: la perfezione. Coco Chanel non mollava. Tutto doveva essere assolutamente perfetto. (mi ricorda qualcuno)
Non mi dilungo sulla vita di Coco, che tutte conoscete, vorrei solo sottolineare che spesso dietro un brand del lusso, magari avversato dai più (che, banalmente, non lo conoscono) esiste una storia di dolore e poi successo, di rivincita dopo la difficoltà, di gratificazione, di studio, di applicazione, di ricerca. La storia di una donna che era un mito e che è diventata mitica, un esempio per tutte noi. Chanel aveva anche un gran cuore: forse non tutti sanno che i proventi di una sua esposizione dopo il 1929 andarono tutti alle vedove che avevano perso il marito suicida dopo la grande depressione.
Chi lavora per Chanel è impregnato della marca, ma non a caso sono quasi tutte donne e ci sarà un perché: immagino che ci sia un'enorme soddisfazione a lavorare per un'azienda creata da una piccola donna superbrava che ha cambiato il corso, se non della storia, della moda e della femminilità.
Mediate donne meditate!
LaGiulina, la vostra inviata a Parigi
Ps: sull'aereo che mi riportava a Milano la hostess mi guarda con insistenza. La guardo scocciata per spiegare che sto digitando sull'ipad in modalità aereo e quindi senza rete, ma lei mi interrompe e mi dice: Tranquilla, la sto solo guardando perché indossa un orologio divino!
E io: C'est Chanel, il s'appel Premiére.... E lei: j'adore
Ahhh Chanel ti amo
mercoledì 29 giugno 2011
Paturnie
300 giorni all’anno mi piaccio. Mi piaccio nei limiti del possibile, è ovvio, mica mi presento al concorso di Miss Italia nel mondo! Però capisco che c’è di peggio.
300 giorni all’anno mi piace anche la mia vita. Ok, probabilmente c’è di meglio, ma c’è anche mooooolto di peggio.
Ma rimangono 65 giorni di paturnie. Della serie "non so cosa ho, ma ho qualcosa".
Tipo:
Uffa, non ce la faccio
Che palle
Ho fame
Non mi va niente, ho lo stomaco chiuso
Che giornata di merda
Bah, dai, tutto sommato ci dormo sopra, poi mi passa
Piangerei...
Ma va, che non ho il mascara waterproof !
Mi sta bene questo vestito? Mi pare di essere mille chili di più
Oggi sono una frana.
Mi va di sentire musica rock...
No, mi sento nostalgica, mi sparo i canti gregoriani !
Partirei...
Ma che ca**o dico, se non mi alzerei nemmeno dal letto, dove voglio andare?
Non vedo l’ora di stare con il mio amorino piccolo
Che stress, mi servirebbe una vacanza da sola, lontana da tutti
No, io senza mio figlio non vado nemmeno al bagno
Si, certo, però bella la vita quando ero single (da leggere “senza figlio”)
Non vedo l’ora di essere in palestra
No, oggi sono troppo giù per andare per allenarmi
Vestita così faccio cagare
Ma se si girano tutti! Si, ma dalla parte opposta
Ma se si girano tutti! Si, ma dalla parte opposta
No, io questo lavoro non lo reggo più !!!
Ma dove lo ritrovo poi un lavoro così figo ???
Insomma, non so voi, ma io una volta ogni tanto mi sento una merda. Oddio, 10 anni orsono, quindi 10 anni in meno di analisi, mi sentivo una merda 30 giorni al mese, con una punta di tolleranza verso me stessa una volta ogni tanto.
Ora va moooolto meglio.
In quelle 65 giornate di lenta agonia valuto diverse possibilità di fuga dalla mia vita:
- Comprare una borsa nuova
- Comprare un paio di scarpe
- Comprare un anello
- Comprare una borsa, un paio di scarpe, un anello
- Ma che so scema, e i soldi dove li trovo?
- Sposare il direttore della mia banca
- Sposare un miliardario
- Sposare uno che mi ascolti quando piango
- Ma che so scema? E chi li sopporta l’omini?
- Scappare dopo aver scritto al telefono azzurro per chiedere scusa per abbandono di minore
- Scappare dopo aver scritto all’ENPA per chiedere scusa per abbandono di gatte obese (ops, diversamente magre)
- Scappare dopo aver contattato “Chi l’ha visto” chiedendo che non rompano le palle
- Scappare con mio figlio senza lasciare traccia
- Ok, scappare con mio figlio e la tata
- Ca**o si fa difficile, se mi devo portare tutti dietro rimango qui
- Aprire un negozio di fiori secchi
- ma che so scema, li odi
- Tornare a Siena a vivere dalla mi mamma
- ma che so scema? Quella mi massacra di rotture di testicoli
- Tornare a Siena a vivere dal mi babbo
- ma che so scema? Quello mi massacra di rotture di testicoli
- Andare in vacanza
- Si, ma con chi e con quali soldi?
- ma che so scema?
- Raddoppiare l’analisi
- Smettere l’analisi
- ma che so scema?
- Trombare di più
- Non trombare più
- si bonanotte, poi fatti suora e non se ne parla più
- Richiamare tutti gli ex e chiedere “perché ca**o siete ex?”
- ma che so scema? Baciati i gomiti e vai avanti
- Mangiare 5 chili di gelato
- ma che sei scema? L’unica cosa bella che hai è il fisico
- Mangiare 5 chili di pizza
- ma che sei scema? Ti vuoi tutta ciccia e brufoli?
- Ubriacarsi
- Ma che sei scema? Sei astemia
- Ubriacarsi di chinotto
- ma sei idiota, ti sembra una soluzione?
- Mangiare schifezze della Lidl fino a scoppiare?
- ti commenti da sola, cretina
Alla fine, resa esausta da tanto malessere, provata da tanto male di vivere, chiamo laRospa (la mia mamma, ginecologa ora in pensione) che regolarmente mi chiede: “Ma c’hai le mestruazioni?” – “Si perché? che c’entra scusa?” – “Cazzo Giulia – siamo tutte delle principesse in famiglia - lo sai che con le mestruazioni un ti si regge !!! So anni che te lo dico. Richiamami quando so finite, vai.”
Iscriviti a:
Post (Atom)